Altair 的个人资料Nel Paese delle Meravigl...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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Il ritorno di Porco Rosso?Cominciano a circolare delle voci che mi stanno riempiendo di felicità, dal momento che sembra che il grande maestro dell’animazione Hayao Miyazaki stia seriamente prendendo in considerazione l’ipotesi di dare un seguito ad uno dei suoi film forse meno conosciuti ma bellissimo: Porco Rosso! Il protagonista del film è Marco Pagot, un asso dell'aviazione militare italiana che, in seguito ad un misterioso incidente durante la Prima Guerra Mondiale, al quale sopravvive miracolosamente, assume per magia l'aspetto di un maiale antropomorfo. Abbandona dunque l'aeronautica e la vita mondana (compreso l'amore per Gina, la bella cantante di un night club allestito su un'isoletta dell'Adriatico e frequentato da contrabbandieri) e si ritira sulla costa dalmata, guadagnandosi da vivere con le taglie poste sui pirati dell'aria che combatte con il suo monoplano dipinto di rosso (da cui il soprannome "Porco Rosso"). Il film segue le sue avventure tra l'Istria e Milano, in un'Italia immaginaria (ma non tanto) mostrata attraverso splendide vedute aeree, nel conflitto con un pilota americano (Donald Curtis), con i pirati e con il fascismo e nell'amicizia con una giovanissima meccanica (Fio Piccolo). (Fonte Wikipedia). Il film si caratterizza per dei bellissimi combattimenti aerei animati magnificamente oltre per i tanti riferimenti, anche paesaggistici, all’Italia. Il sequel dovrebbe intitolarsi Porco Rosso: The Last Sortie. Porco Rosso questa volta dovrebbe volare a bordo di un Savoia-Marchetti SM.79, un trimotore prodotto dall’azienda italiana Savoia-Marchetti. Hayao Miyazaki vedrà questo aereo per la prima volta nelle prossime settimane, durante una visita che il maestro ha programmato al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle durante una visita programmata. Speriamo e incrociamo le dita in attesa nell’ennesimo miracolo. Gronk, gronk! PartenzeA quest’ora due cari amici Yuza e Michele sono in volo destinazione Giappolandia, il paese dei balocchi per tutti i bambini che, come noi, sognano ancora oggi su anime e manga e sulla cultura, usi e costumi di quella fantastica terra. Ho già detto in un precedente intervento (Rinunce dolorose) e non è quindi qui il momento di proseguire quel rapporto conflittuale con me stesso ma voglio solamente, sinceramente, ed affettuosamente augurare un immenso B U O N V I A G G I O ! ! ! ai due cari esploratori. Confidiamo in voi (e nei vostri racconti). ;-) Rinunce doloroseViviamo di illusioni, illusioni che molto spesso si materializzano e sono alimentate da noi stessi ma che, diverse altre volte, sono invece trasmesse e nutrite dagli altri. Illusioni. Ricordo ancora l’entusiasmo quando il viaggio aveva preso forma e programma. Sembrava sì un sogno, ma è come se ogni volta l’obiettivo della mia immaginazione riuscisse a meglio metterlo a fuoco rendendolo sempre più reale e visibile, eliminando i contorni di nebbia e sfuocatura. Questa volta (molto più di altre volte) la gioia e la bellezza non erano tanto nella meta (e pure ho sempre desiderato di vedere e visitare il Giappone) ma soprattutto nella compagnia, nelle persone con le quali condividere questa esperienza e le emozioni che di conseguenza ognuno di noi avrebbe vissuto. Il bello non era tanto nell’andare in Giappone ma andarci con loro e andarci ora, nel momento in cui siamo ora. Illusioni. Ma mentre il sogno veniva sempre più messo a fuoco diventando reale e vicino, gli impegni di lavoro si sono aggiunti, sovrapposti, messi di traverso. Difficile spostarli, impossibile diradare gli inevitabili sensi di colpa contro cui combattere l’ennesima battaglia ben sapendo che parti già battuto, ben sapendo che sarà un’ennesima sconfitta. E il sogno, che sembrava così a portata di mano, torna a farsi lontano, distante e dai contorni incerti. Ci sarà un’altra volta mi ripeto stancamente, senza esserne convinto realmente, Perché non ci potrà mai essere un’altra *questa* volta. L’attimo, il momento, è per sua stessa definizione ora, temporaneo, unico e irripetibile. Non ci sarà un’altra volta perché noi non saremo gli stessi di ora, e tutto sarà diverso. E l’occasione lasciata sarà, per me, inevitabilmente e totalmente perduta. Illusioni. Rimane ancora quel retro gusto amaro di vivere frangenti nei quali si è spettatori della propria vita, e non protagonisti. E non sai se quella parte profonda di te stesso che, come il Piccolo Principe, ha la capacità di vedere “il boa che ha ingoiato l’elefante” saprà superare l’ennesima mortificazione. Ogni lasciato è perso. Per sempre. Pop, pop, fortissimamente Pop!No, al contrario di come potrebbe apparire non intendo parlare in questo intervento di musica Pop, ma di una importantissima innovazione introdotta nella piattaforma che qui ci ospita, Live appunto. Infatti tutti coloro che hanno un account Live hanno automaticamente una casella di posta su Hotmail (da poco diventata Live Mail) che però fino ad ora era consultabile solo via web. A me la consultazione via web della posta non è mai piaciuta per niente: è lenta, scomoda e, soprattutto, non mi va di lasciare la mia corrispondenza alla merce’ di qualche sito internet. Così ho sempre utilizzato un programma di posta elettronica in modo da scaricarmi in locale, sul computer, tutta la mia corrispondenza elettronica. Per fare questo occorre però che il fornitore della casella di posta supporti il protocollo Pop3 (a meno di ricorrere a preziose utility quale FreePops che però non sempre funzionano causa gli aggiornamenti delle interfacce web di posta elettronica). Ad oggi Google lo supporta, Yahoo lo supporta mentre Hotmail/Live no ma, finalmente, anche Microsoft si è decisa ad aggiornare la propria interfaccia di posta ed ora basta che andiate nelle impostazioni degli account di posta del vostro programma di posta preferito e inserire: Nome utente: il vostro indirizzo di posta elettronica (ad es. pippo@hotmail.it) Password: la vostra password di accesso Server di posta in entrata Pop3: pop3.live.com sulla porta 995 (richiede SSL). Sono felice ;-) Quesiti irrisolvibiliCosa è la vita? … Fino a quando merita di essere vissuta? … Posso decidere quando non me la sento più di vivere? … Possono decidere fino a quando costringermi a vivere e soffrire? … A chi appartiene la vita? … Chi decide quando e come è vita? … Come faccio a sapere quando non vorrò più vivere? Come fanno a saperlo? … Non c’è passato. Non c’è futuro. C’è solo il presente, qui ora. Aggiornamento 2009.1Siamo ormai entrati da un mese nel nuovo anno e, con un po’ di ritardo, arriva l’aggiornamento del blog. Il silenzio di questo mese è dovuto più che altro ai tanti pensieri che mi si sono accavallati in testa in attesa di essere sistemati e trasposti in scritto. Ma, poi, il tempo passava e il conflitto interiore si intensificava (“Devo scrivere prima questo… no, quest’altro… forse è meglio parlare prima di… questo è collegato all’altro…) tanto che alla fine ho deciso di dare un taglio netto e partire più che altro con una specie di “posologia d’uso”. Le feste sono passate e digerite nel solito modo, ricche di aspettative e di ansie, poi il frastuono dei bagordi e dei tanti “ponti” passa e come una marea che si ritira lascia sulla spiaggia i resti di tutto ciò che era stato sospinto fino a quel momento dalle onde. Non so di preciso cosa porterà l’anno nuovo, certo è che qualche evento molto particolare dovrebbe avvenire. In una terra lontana lontana… ma ne parleremo a tempo debito. La crisi economica mondiale incombe e sembra preannunciare lugubri e nefasti effetti per l’anno appena iniziato. Di solito, però, proprio nei momenti più difficili si dovrebbe tirar fuori il meglio di sé e qualcosa di più, senza adagiarsi e sconsolarsi. Per quanto riguarda le faccende più strettamente “bloggare” oltre al doveroso aggiornamento di tema vorrei nel 2009 allargare un po’ lo sguardo, visto che fino ad oggi il tema dei post è stato quasi totalmente incentrato sugli eventi quotidiani che vedevano protagonista il sottoscritto. Vorrei aggiungere non solo ciò che mi capita di significativo ma, pur sempre pretendere alcuna velleità da recensore, anche delle note e consigli su ciò che mi è piaciuto vedere, ascoltare, leggere, con il semplice scopo magari di solleticare la curiosità a scoprire quell’opera di qualche paziente lettore. L’altro piccolo aggiornamento riguarda la sigla del blog, presente come video nel riquadro destro “Video”. So che il titolo è un pochino “fuori tempo massimo” visto il periodo dell’anno ma è una composizione che ho scoperto solo di recente di uno dei miei gruppi preferiti e, visto che è molto bella, l’ho ritenuta un degno inizio per il nuovo anno e comunque adeguata, visto anche quel termine “coriandoli” nel titolo. Infine un’ultima nota per l’anno nuovo. Il numero 2009 fa una certa impressione. Chi, come me, è stato bambino nella seconda parte degli anni ‘70 e primi anni ‘80 si ricorderà che del 2010 se ne parlava come oggetto di film di fantascienza. Invece ci siamo, ci stiamo arrivando, e intorno non abbiamo macchine volanti, salti iperluce o scomposizioni di materia particolarmente avveniristiche. In compenso è bello continuare a sognare… Gemme prezioseIn questi tumultuosi tempi moderni capita sempre più spesso di accorgerci di come la gente sia affetta da una sorta di morbo dell'agitazione, nel senso che la stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta concepisce la vita come un programma continuo, senza soste o fermate, senza pause di riflessione. Le domande dominanti sono: - "Cosa si fa ora"? Invece per il mio io più profondo mi piace molto concedermi dei momenti di calma, di riflessione, e la piacevolezza del tempo libero non è fatta tanto da quello che si fa, ma da con chi si passa il tempo e quindi dalla qualità dello stesso. Si può stare alzati fino alle 4.00 a parlare e non essere stanchi? Si può. Esiste una persona capace di regalarti queste gemme preziose di momenti di piacere assoluto passati insieme? Esiste. Io l'ho trovata, e non da ieri. Grazie. Grazie per (molto banalmente) essere come sei. Yes, I canLo so, il 4 novembre si avvicina, ma il titolo di questo post non vuole essere una intromissione sulle prossime elezioni presidenziali U.S.A. (anche se mi auguro che si avveri la previsione della serie tv 24). No, invece niente di tutto ciò. Nella complessa e movimentata vita odierna ognuno di noi ha la necessità di possedere diversi strumenti cognitivi ed interpretativi della realtà che lo circonda. A parte quegli elementi di cultura generale che la scuola dovrebbe darci, tra le cognizioni che è indispensabile saper padroneggiare vi sono sicuramente il computer e internet (e fin qui nessun problema, visto che il loro utilizzo è per me "moltissimamente" piacevole, ed altrettanto lo è stato imparare ad utilizzarli come si deve). Oltre a questo, però, l'odierno uomo (meglio, diciamo RAGAZZO) globalizzato deve sapere adeguatamente padroneggiare una lingua internazionale, in particolare la lingua di comunicazione internazionale per eccellenza... Ora, le mie conoscenze dell'idioma della terra di Albione sono quelle molto basilari imparate nel corso degli studi aggiungendo un po' di passione e buona volontà nel campo della tecnologia che mi ha portato ad imparare nuovi termini e modi di dire. Mi sono iscritto ad una scuola di Inglese, dove il lunedì e il mercoledì dalle 20.00 alle 21.30 torno a cimentarmi tra present simple e continuous, tra book on the table e listen to music! L'aspetto negativo sarà che per fare esercizio dovrò sottopormi a stressanti seduti di visioni di noiose serie tv americane in lingua originale! Che fatica la vita! Il paese dei balocchi
Coming soon... Alta e bassa mareaIl lavoro nel settore amministrativo/contabile è caratterizzato per una prevalente operatività per obiettivo. Questo significa che il concetto di tempo di lavoro è vago e variabile, nel senso che in determinati momenti dell'anno (che sono sempre più numerosi e ahimé frequenti) vi sono varie incombenze da completare e da terminare, a prescindere dalle otto ore di orario di lavoro canonico e quotidiano. In questi momenti mi ritrovo sommerso di pensieri sul da farsi e sul come riuscire a farlo in tempo, il C.d.R. (coefficiente di riempimento di fogli di carta della scrivania) tende ad aumentare vertiginosamente e il tempo libero cala all'inverosimile. In questi periodi è come se un'ondata di alta marea mi sommergesse, togliendo spazio e fiato a tutto il resto. Poi, per fortuna, la marea si ritira, e la bassa marea appare d'improvviso. Ed è proprio in uno di questi momenti di bassa marea che mi è venuto in mente il Mont Saint-Michel, quel magnifico isolotto posto nella Francia settentrionale caratterizzato da fenomeni molto evidenti di marea tali che la strada per raggiungerlo dalla terra ferma è percorribile solo nei momenti di bassa marea; con l'alta marea diventa un'isola a tutti gli effetti...
Quando l'acqua si ritira è anche inevitabile scoprire tutto ciò che la marea ha lasciato sulla terra ferma che, nel caso specifico, sono gli errori, le dimenticanze e le inesattezze. Cicatrici del passato che si riapronoIl sottotitolo di questo post potrebbe essere "mai abbassare la guardia". Dopo che avevo con grande felicità raggiunto l'obiettivo della mia prima grande scalata (Post "La grande scalata") è arrivato un brusco ed inatteso stop. Sono infatti uscito per la consueta sgambata in mountain bike del sabato mattina (dove, tra l'altro, avevo deciso di non forzare il ritmo per essere pronto la domenica mattina a scalare una nuova vetta) quando, dopo aver passato l'Equestrian Centre, in discesa da una cavalcavia sterrato si è verificato l'irreparabile... In realtà ancora non so dire di preciso come sia andata. Fatto sta che mi sono trovato in terra e la botta è stata forte. Mi sono strappato la maglietta all'altezza della spalla sinistra, e provocato varie escorazioni sul fianco sinistro. Non so se avete presente che efficace azione di "peeling" epidermico siano in grado di svolgere il ghiaino e lo sterrato. Azione energica e decisa, forse pure troppo... Quello però che ha avuto la peggio è il mio gomito sinistro che ha dovuto per primo assorbire l'impatto con la terra e che ha subito, causa la lacerazione provocata dalla caduta, la riapertura di una vecchia cicatrice che mi ero procurato diversi anni fa. Questo ha richiesto una corsa al Pronto soccorso e due punti di sutura.
Tanto ero lì mi sono poi fatto medicare anche tutto il resto e nel mentre che sopportavo i fastidi provocati dalla medicazione, non ho potuto fare a meno di notare come anche le ferite che ci procuriamo moralmente e ai sentimenti non si rimarginano mai completamente. Magari sono apparentemente a posto, non dolgono più, ma poi basta una nuova "botta" che si riapre tutto e il dolore provato allora ci torna alla mente e si somma a quello odierno. Chissà se c'è modo di proteggersi del tutto dal riaprirsi delle ferite... Nel frattempo io non mi arrendo. Questa sosta forzata non fa che aumentare la mia voglia di risalire in bici quanto prima. Magari, la prossima volta, cercherò di stare più attento in discesa e di andare con i freni tirati. Arezzo e copyleftLa città dove da sempre vivo, Arezzo appunto, è una normale cittadina di provincia nella quale si gode di condizioni di vita tranquille e abbastanza a misura d'uomo. Poi, per qualcuno questa tranquillità sfocia in mortorio, ma devo dire che io mi ci trovo bene. Tuttavia capita molto raramente che Arezzo raggiunga gli onori della cronaca nazionale (se non di recente per il famigerato autogrill di Badia al Pino), tanto più per eventi dedicati e/o riferiti al mondo dell'informatica. E' quindi con grande piacere che ho appreso come proprio nella mia città si svolgerà, dall'11 al 14 settembre prossimo, un importante festival in materia di copyleft, ovvero di un diverso modo per creare, distribuire e modificare creazioni dell'ingegno (tra i quali i software, e Linux su tutti, ne costituiscono un importante esempio). Per chi volesse saperne di più questo è il sito del festival: http://www.copyleftfestival.net/ e qui un'importante approfondimento (su Wikipedia) per chi desiderasse saperne di più su copyleft e licenze libere in generale: La grande scalataCi sono momenti precisi della vita nei quali hai ben chiaro che qualcosa è cambiato in maniera definitiva e irreversibile, che non sei e non sarai più lo stesso. E' come quando il serpente crescendo si libera della sua "buccia" non più adatta a contenerlo, e si ritrova più grande e maturo nel suo "vestito" nuovo. Tale processo di crescita è spesso doloroso o ricco di soddisfazioni, nel senso che dipende tutto dal fatto se il nuovo "noi stessi" deriva da un fatto triste o negativo (che fa sì crescere ma soffrendo) oppure da qualcosa di positivo, da una tappa della vita raggiunta, da un ostacolo superato o da una sfida vinta. La mia "buccia" l'ho vista chiaramente a terra questa mattina, ore 10,30, ed è stata una grandissima soddisfazione. Stamattina ce l'ho fatta. Sono partito alle 9,00 da casa (vicino allo stadio) e concentrato e solitario mi sono diretto verso la Pace. Lì ho preso per Peneto affrontando la prima dura salita. Con grande fatica e con il rapporto più agile sono riuscito a "scavallare" il paese e ad inserirmi sulla panoramica che conduce alla cima di Poti. E da lì un altro lungo e faticoso salire, combattendo con quella subdola vocina che ti incita a fermarti e riposarti. Ma non mi sono arreso. In uno degli ultimi tratti di salita sono stato superato da un gruppo di ciclisti evidentemente più avanti di me nella condizione. Lì ho vacillato ed ho avuto forte la tentazione di cambiare passo e non farmi passare, ma poi per fortuna mi sono subito reso conto che così facendo avrei finito le energie prima di arrivare in cima e mi sono trattenuto. Alla fine, però, ho comunque avuto la soddisfazione di riuscire a risuperare (con il mio passo) uno dei precedenti ciclisti. Evidentemente aveva speso troppo... :-D Purtroppo la "cima Poti" non ha un cartello che segnali la vetta, quindi mi sono dovuto accontentare di fotografarmi al cartello del Villaggio Sacrocuore: In cima, poi, non ho potuto fare a meno di ammirare il panorama:
Sapere di essere lassù e poter guardare la città giù in basso solo grazie alle tue forze è una soddisfazione unica. Con un sorriso colmo di felicità mi sono girato indietro e ho visto in terra la mia buccia. Chissà a quando il prossimo cambio di "vestito"... N.B. Per gli amici più tecnici voglio dire che sto cercando di unire la passione per la bici a quella informatica. Spero quanto prima di riuscire a dotare il mio palmare/navigatore di un apposito programma cartografico in modo da poter pubblicare sul blog percorso, profilo altimetrico e dati essenziali delle mie uscite in bici. I lavori sono in corso e voi "restate sintonizzati". Sposta di qua, sposta di làSono da sempre, fin dalla giovanissima età, un grande amante di cartoni animati e di animazione più in generale, passione che mi dura tuttora senza incertezze e ripensamenti. In questa passione sono inoltre universale, nel senso che ho un debole per tutto ciò che viene dall'estremo oriente ma con notevole apprezzamento per la produzione occidentale e Disneyana. D'altra parte tutto ciò è ancora di più dimostrato dal titolo del mio blog, un chiaro omaggio al film della Disney "Alice nel paese delle meraviglie". In questi giorni di calura estiva mi è venuto spontaneo ripensare proprio ad un altro film della grande casa di animazione americana, La spada nella roccia, e in particolare alle peripezie magiche del mago Merlino. Il difficile e faticoso sta nel fatto che pur se si deve reimbiancare un quartiere di dimensioni normali, occorre vuotare velocemente le varie stanze, spostando mobili, raccogliendo suppellettili e cianfrusaglie varie. In questa fase viene fuori di tutto e le stanze che fino a poco prima apparivano normalmente occupate sembrano tirar fuori dal nulla oggetti da togliere e non si finisce mai... Proprio in questo momento di estrema disperazione ;-) mi è venuto in mente il Mago Merlino che dovendo lasciare la torre del castello dove era alloggiato, con un semplice incantesimo fa sì che tutti suoi oggetti si animino e vadano da soli apposto in valigia. Io, intanto, provo con il mettermi il cappello da mago recitando... Il silenzio dell'innocenteMolte volte mi è capitato di riflettere su come sia condizionato nella mia passione per il computer e internet da una vera e propria dipendenza visto che una parte consistente del (poco) tempo libero a disposizione mi piace passarlo davanti allo schermo. E allora molto spesso mi interrogo su cosa accadrebbe se non potessi connettermi per un lungo periodo, se dovessi per cause di forza maggiore rimanere lontano dalla rete.
Detto fatto l'occasione è capitata (involontariamente) causa il cambio di provider. Infatti il passaggio a Tiscali ha comportato un congruo tempo di disconnessione in attesa che nella centrale telefonica provvedessero a ripristinare la mia linea adsl. Per non avere problemi mi ero premunito di attendere la disconnessione del vecchio provider e quindi ho dovuto subire un lungo oscuramento comunicativo. Quale è stata la risposta alla domanda che mi facevo all'inizio?
"TERRIBILE!"
Sarò dipendente, non saprò liberarmi dal pc, ma è pur vero che oggi i contatti con molte persone amiche, con il mondo circostante, avviene tramite la grande rete. Tra l'altro non ho avuto la possibilità di aggiornare per niente il blog.
Mi direte: "Ma non potevi farlo dall'ufficio?"
La verità è che lì non mi viene bene, perché è alla sera, dopo cena, che mi viene naturale aggiornare il mio diario virtuale. E arrivare alla sera e vedere il pc attaccato al proprio cordone ombelicale telefonico muto e silente mi ha provocato grandi dispiaceri.
Ma ora tutto è finito e a sancire questa nuova ripartenza il blog si è vestito di un colore più estivo. Per cui:
"RIMANIAMO CONNESSI!" Persone specialiCi sono persone che non appena le incontri o ci parli ti mettono subito allegria. Vuoi per la loro simpatia, vuoi perché sanno essere divertenti e mai noiose, vuoi per il tono di voce mai stucchevole e ripetitivo, fatto sta che ci sono pochi individui il cui solo contatto mi rallegra, se le sento al telefono sono contento e più in generale sanno tirare fuori la mia parte più spensierata. In pratica in qualunque momento, ora, giorno, le incontri o le senti, qualunque sia il tuo stato d'animo, hanno il potere magico di farti sorridere e renderti migliore.
Penso sempre che quanto da me provato sia talmente contagioso che queste persone riescano veramente ad avere effetti benefici anche verso gli altri, spandendo buon umore e simpatia. Bene una di queste persone, anzi LA PERSONA per eccellenza dotata delle caratteristiche suddette, nella giornata odierna di tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti tanti
ma proprio taaaaaaanti
anni fa è venuta al mondo, e da quel giorno il globo terrestre (quantomeno quello che ha avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo) è stato necessariamente migliore.
Per cui TANTI AUGURONI ALESSIO e grazie per l'insostituibile appoggio con il quale ci fai essere migliori.
P.S. Beh, cosa ci fate ancora qui? Correte subito a fargli tani auguri andando a trovarlo qui! Spuntino di mezza notteA corollario e conclusione della mia triste e nefasta influenza "maggiolina" (poi giuro non vi stresso più), mi rimane solo da evidenziare che ad oggi sto meglio e sono sostanzialmente guarito. Mi manca solo di inforcare di nuovo la mia amata mountain bike, ma per il resto la maggior parte delle attività quotidiane (leggi lavoro) sono riprese a pieno ritmo. Devo però dire, in tutta onestà, che non ne sono uscito da solo, con l'aiuto delle mie forze e basta. C'è voluto l'amico "antibiotico", un supereroe sotto forma di pillolona bianca con le lettere stampate sul petto a ridarmi il vigore perduto. Ora penso che tutti sappiate che la posologia del farmaco in questione (parolone per dire semplicemente quando, dove, come e quanto va presa la medicina :-))) prevede che occorra ingoiare i pasticconi a distanza di 12 ore l'una dall'altra e mai a stomaco vuoto. Da bravo e coscienzioso bambino ho deciso di attenermi scrupolosamente a quanto detto dal medico e al fatto delle 12 ore. Siccome la prima dose l'ho presa alle 14,30 giusto dopo pranzo, capirete che per rispettare la tabella prescritta dal Dottor. Purgone mi tocca: a) mettere la sveglia alle ore 2,30 di tutte le sante notti; b) svegliarmi alle ore 2,30 di tutte le sante notti; c) mangiare un biscotto o qualcos'altro versando in uno stato comatoso per essermi appena svegliato alle ore 2,30 (e quindi proprio nel momento in cui morfeo comincia a dispiegare i suoi effetti benefici sull'organismo) di tutte le sante notti; d) ingerire l'amico antibiotico e cercare di riprendere sonno di tutte le sante notti. Sarà solo una mezz'ora di interruzione ma poi la mattina arriva sempre troppo presto... Termometro amico?Giovedì 22 maggio 2008, tardo pomeriggio. I segnali erano inequivocabili. Primi brividi casuali lungo tutto il corpo, saltuari, ma ogni volta localizzati in un punto diverso. Inizio di cerchio alla testa. Dolorini qua e là e un generale crescente senso di spossatezza. Il ritorno a casa conferma i timori, è arrivata la febbre, e alta. Passata la nottata il venerdì mattina, all'ora solita della sveglia, la mia nuova compagna è ancora presente e allora decido che sia meglio restare in casa. Il pensiero va allora di corsa ai periodi di scuola, durante i quali l'arrivo di un'influenza o di una febbrata improvvisa mi provocavano, al mattino, sempre un certo senso di gioia, visto che non si andava a scuola e si poteva rimanere in casa a giocare... Oggi invece sento una sensazione diversa. Da una parte il me bambino si riaffaccia dal guscio e cerca di spandermi un po' di contentezza per il fatto che non si va a lavorare, dall'altro il me cosciente sa benissimo che c'è poco da rallegrarsi, visto che tanto non andare al lavoro significa che quello che avevo da fare me lo ritrovo da sbrigare i giorni successivi assommato alle nuove scadenze. Pertanto c'è poco da essere euforici. Il pomeriggio infatti mi riaffaccio al lavoro, ma alla sera la febbre torna presente. Forte infiammazione alla gola, sentenzierà il giorno dopo il medico. La fine della storia è che sabato e domenica li ho trascorsi chiuso in casa ad aspettare che il tutto passi. Ora penso a domani mattina. Ma domani mattina è lunedì? Allora si va a scuola... Cosa dice il termometro? 36,9? Quasi quasi vado a dargli una scaldatina per far salire la temperatura e saltare la scuola... Pedalando sotto la pioggiaVi capita mai di fare un programma per il giorno dopo al quale non rinuncereste mai? In effetti ieri sera avevo programmato tutto, e la domenica mattina era già impostata. Sveglia alle ore 8.30, sciacquata al viso veloce (rigorosamente con acqua fredda) onde togliere anche gli ultimi resti di sonno, vestizione, caffè veloce e via in sella alla mia fida mountain bike. Ebbene sì, avevo programmato con decisione che la domenica mattina l'avrei passato a scalare Scopetone e Poti (due salite di media difficoltà vicino allo stadio di Arezzo). Il grigio che orlava il cielo non era però uno dei più incoraggianti "buon divertimento" che potessi ricevere, e le previsioni del tempo non incitavano proprio a nessuna attività all'aria aperta (a meno di non indossare impermeabile e ombrello). Ma ciò nonostante avevo una voce interiore che mi incitava ad andare ed inoltre mi sembrava di scorgere tra il grigio delle nubi qualche spiraglio di sereno. Iniziando la pedalata mi convincevo sempre di più di aver fatto la scelta. L'aria fresce e frizzante da respirare, il clima giusto con un brezza leggera che mi lambiva il viso e le gambe, che come suol dirsi in gergo ciclistico, giravano bene... Attacco la salita contento e convinto... Dopo qualche minuto qualche goccia di pioggia comincia a saltellarmi intorno ma, mi dico, sarà solo di passaggio e non durerà. In effetti così come era comparsa sparisce velocemente. I tornati e la salita scorrono velocemente. Qualche altra goccia di pioggia ricomincia a fare capolino ma, ancora più convinto da quanto successo prima, non mi impressiono. Arrivo in cima allo Scopetone, tutto va a meraviglia, quando... E' arrivato il grande scroscio. Provo a riparami sotto qualche pianta, ma piove forte e senza alcun segnale di voler smettere a breve. Non resta che aspettare e prendersi la pioggia. Per un attimo ripenso alle previsioni del tempo, alle avvisaglie, alla logica, ma è un attimo e mi rallegro di essere venuto. Qui nel silenzio, la pioggia che batte e mi bagna piano piano non da quasi fastidio. Il paesaggio sembra di una calma irreale ed è come se l'acqua contribuisse a ripulire e a migliorare tutto quello che mi circonda. Dopo un po' di minuti la pioggia rallenta, e decido di rituffarmi indietro (in discesa questa svolta) per tornare a casa. Non so se avete presente cosa succede con la mountain bike andando sulla strada completamente bagnata. La larga e tassellata ruota posteriore raccoglie tutto quello che c'è sull'asfalto (acqua e detriti) e, mancando i parafanghi, ve lo scaraventa sui pantaloni e sulla schiena con una violenza che è direttamente proporzionale alla velocità del mezzo. Poi, come se non bastasse, il solito furbone di turno automunito mi supera per la strada e, dopo avermi affiancato, va a centrare a tutta velocità la più grossa pozza presente sull'asfalto. Non faccio in tempo a sentire l'inevitabile "SPLASH" che un'ondata d'acqua mi annaffia completamente dalla testa a piedi. Arrivo a casa comunque contento e mi rallegro per non aver ceduto alla logica e alle previsioni del tempo. Penso anche alla calda doccia che mi aspetta e canticchio "I'm singing in the rain..." |
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