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日志


Cicatrici del passato che si riaprono

Il sottotitolo di questo post potrebbe essere "mai abbassare la guardia". Dopo che avevo con grande felicità raggiunto l'obiettivo della mia prima grande scalata (Post "La grande scalata") è arrivato un brusco ed inatteso stop.

Sono infatti uscito per la consueta sgambata in mountain bike del sabato mattina (dove, tra l'altro, avevo deciso di non forzare il ritmo per essere pronto la domenica mattina a scalare una nuova vetta) quando, dopo aver passato l'Equestrian Centre, in discesa da una cavalcavia sterrato si è verificato l'irreparabile...

In realtà ancora non so dire di preciso come sia andata.
Forse sono sceso con la bicicletta troppo veloce.
Forse, per fare la curva a destra, mi sono troppo allargato a sinistra.
Forse nel fare la curva a destra sono stato troppo precipitoso nel chiudere sul punto di corda della curva.

Fatto sta che mi sono trovato in terra e la botta è stata forte. Mi sono strappato la maglietta all'altezza della spalla sinistra, e provocato varie escorazioni sul fianco sinistro. Non so se avete presente che efficace azione di "peeling" epidermico siano in grado di svolgere il ghiaino e lo sterrato. Azione energica e decisa, forse pure troppo...

Quello però che ha avuto la peggio è il mio gomito sinistro che ha dovuto per primo assorbire l'impatto con la terra e che ha subito, causa la lacerazione provocata dalla caduta, la riapertura di una vecchia cicatrice che mi ero procurato diversi anni fa. Questo ha richiesto una corsa al Pronto soccorso e due punti di sutura.

Tanto ero lì mi sono poi fatto medicare anche tutto il resto e nel mentre che sopportavo i fastidi provocati dalla medicazione, non ho potuto fare a meno di notare come anche le ferite che ci procuriamo moralmente e ai sentimenti non si rimarginano mai completamente. Magari sono apparentemente a posto, non dolgono più, ma poi basta una nuova "botta" che si riapre tutto e il dolore provato allora ci torna alla mente e si somma a quello odierno. Chissà se c'è modo di proteggersi del tutto dal riaprirsi delle ferite...

Nel frattempo io non mi arrendo. Questa sosta forzata non fa che aumentare la mia voglia di risalire in bici quanto prima. Magari, la prossima volta, cercherò di stare più attento in discesa e di andare con i freni tirati.

La grande scalata

Ci sono momenti precisi della vita nei quali hai ben chiaro che qualcosa è cambiato in maniera definitiva e irreversibile, che non sei e non sarai più lo stesso. E' come quando il serpente crescendo si libera della sua "buccia" non più adatta a contenerlo, e si ritrova più grande e maturo nel suo "vestito" nuovo.

Tale processo di crescita è spesso doloroso o ricco di soddisfazioni, nel senso che dipende tutto dal fatto se il nuovo "noi stessi" deriva da un fatto triste o negativo (che fa sì crescere ma soffrendo) oppure da qualcosa di positivo, da una tappa della vita raggiunta, da un ostacolo superato o da una sfida vinta.
Resta il fatto che ti ritrovi inizialmente attonito e un po' stordito e ti viene spontaneo girarti e guardare indietro, quasi che fosse possibile vedere il te stesso di prima e salutarlo...

La mia "buccia" l'ho vista chiaramente a terra questa mattina, ore 10,30, ed è stata una grandissima soddisfazione.
Quando ho iniziato ad andare regolarmente in mountain bike ero attirato dalla possibilità di evadere dal traffico quotidiano, dall'avventuroso esplorare dei boschi e sentieri nascosti intorno alla mia città, e dalla sfida con se stessi che questo esplorare avrebbe comportato. Mi fissai subito come obiettivo quello di riuscire ad arrivare sulla cima di Poti senza mai smettere di pedalare, quasi che fosse una tappa che avrebbe certificato il mio ingresso nella grande famiglia dei biker.

Stamattina ce l'ho fatta. Sono partito alle 9,00 da casa (vicino allo stadio) e concentrato e solitario mi sono diretto verso la Pace. Lì ho preso per Peneto affrontando la prima dura salita. Con grande fatica e con il rapporto più agile sono riuscito a "scavallare" il paese e ad inserirmi sulla panoramica che conduce alla cima di Poti. E da lì un altro lungo e faticoso salire, combattendo con quella subdola vocina che ti incita a fermarti e riposarti.

Ma non mi sono arreso. In uno degli ultimi tratti di salita sono stato superato da un gruppo di ciclisti evidentemente più avanti di me nella condizione. Lì ho vacillato ed ho avuto forte la tentazione di cambiare passo e non farmi passare, ma poi per fortuna mi sono subito reso conto che così facendo avrei finito le energie prima di arrivare in cima e mi sono trattenuto.

Alla fine, però, ho comunque avuto la soddisfazione di riuscire a risuperare (con il mio passo) uno dei precedenti ciclisti. Evidentemente aveva speso troppo... :-D
Ma comunque questo non era importante. Non gareggiavo contro altri, ma contro me stesso. E la sfida era nettamente vinta.

Purtroppo la "cima Poti" non ha un cartello che segnali la vetta, quindi mi sono dovuto accontentare di fotografarmi al cartello del Villaggio Sacrocuore:

La meta e raggiunta 

In cima, poi, non ho potuto fare a meno di ammirare il panorama: 

 Vetta1  Vetta2
 Vetta3  Vetta4

Sapere di essere lassù e poter guardare la città giù in basso solo grazie alle tue forze è una soddisfazione unica. Con un sorriso colmo di felicità mi sono girato indietro e ho visto in terra la mia buccia. Chissà a quando il prossimo cambio di "vestito"...

N.B. Per gli amici più tecnici voglio dire che sto cercando di unire la passione per la bici a quella informatica. Spero quanto prima di riuscire a dotare il mio palmare/navigatore di un apposito programma cartografico in modo da poter pubblicare sul blog percorso, profilo altimetrico e dati essenziali delle mie uscite in bici. I lavori sono in corso e voi "restate sintonizzati".

Pedalando sotto la pioggia

Vi capita mai di fare un programma per il giorno dopo al quale non rinuncereste mai?
Vi capita mai di sfidare la logica e la tecnologia per seguire una vostra scelta nonché intima convinzione?
A me è successo stamani...

In effetti ieri sera avevo programmato tutto, e la domenica mattina era già impostata. Sveglia alle ore 8.30, sciacquata al viso veloce (rigorosamente con acqua fredda) onde togliere anche gli ultimi resti di sonno, vestizione, caffè veloce e via in sella alla mia fida mountain bike.

Ebbene sì, avevo programmato con decisione che la domenica mattina l'avrei passato a scalare Scopetone e Poti (due salite di media difficoltà vicino allo stadio di Arezzo). Il grigio che orlava il cielo non era però uno dei più incoraggianti "buon divertimento" che potessi ricevere, e le previsioni del tempo non incitavano proprio a nessuna attività all'aria aperta (a meno di non indossare impermeabile e ombrello). Ma ciò nonostante avevo una voce interiore che mi incitava ad andare ed inoltre mi sembrava di scorgere tra il grigio delle nubi qualche spiraglio di sereno.

Iniziando la pedalata mi convincevo sempre di più di aver fatto la scelta. L'aria fresce e frizzante da respirare, il clima giusto con un brezza leggera che mi lambiva il viso e le gambe, che come suol dirsi in gergo ciclistico, giravano bene... Attacco la salita contento e convinto...

Dopo qualche minuto qualche goccia di pioggia comincia a saltellarmi intorno ma, mi dico, sarà solo di passaggio e non durerà. In effetti così come era comparsa sparisce velocemente. I tornati e la salita scorrono velocemente. Qualche altra goccia di pioggia ricomincia a fare capolino ma, ancora più convinto da quanto successo prima, non mi impressiono. Arrivo in cima allo Scopetone, tutto va a meraviglia, quando...

E' arrivato il grande scroscio. Provo a riparami sotto qualche pianta, ma piove forte e senza alcun segnale di voler smettere a breve. Non resta che aspettare e prendersi la pioggia. Per un attimo ripenso alle previsioni del tempo, alle avvisaglie, alla logica, ma è un attimo e mi rallegro di essere venuto. Qui nel silenzio, la pioggia che batte e mi bagna piano piano non da quasi fastidio. Il paesaggio sembra di una calma irreale ed è come se l'acqua contribuisse a ripulire e a migliorare tutto quello che mi circonda.

Dopo un po' di minuti la pioggia rallenta, e decido di rituffarmi indietro (in discesa questa svolta) per tornare a casa. Non so se avete presente cosa succede con la mountain bike andando sulla strada completamente bagnata. La larga e tassellata ruota posteriore raccoglie tutto quello che c'è sull'asfalto (acqua e detriti) e, mancando i parafanghi, ve lo scaraventa sui pantaloni e sulla schiena con una violenza che è direttamente proporzionale alla velocità del mezzo.

Poi, come se non bastasse, il solito furbone di turno automunito  mi supera per la strada e, dopo avermi affiancato, va a centrare a tutta velocità la più grossa pozza presente sull'asfalto. Non faccio in tempo a sentire l'inevitabile "SPLASH" che un'ondata d'acqua mi annaffia completamente dalla testa a piedi.

Arrivo a casa comunque contento e mi rallegro per non aver ceduto alla logica e alle previsioni del tempo. Penso anche alla calda doccia che mi aspetta e canticchio "I'm singing in the rain..."